Le relazioni pericolose PDF Stampa E-mail

 

Quando il social network ci tradisce e ci riserva sgradite sorprese

di Barbara Pantanella

 

Parlare troppo di sé sui social network può essere pericoloso, e non solo perché ci si può rovinare facilmente la reputazione postando foto imbarazzanti. Ora che siamo abituati a far sapere al mondo in ogni momento dove siamo, cosa pensiamo e cosa stiamo facendo grazie a Facebook, Twitter, Tumblr e agli altri miliardi di social network, siamo anche molto più vulnerabili nei confronti dei malintenzionati. Ora probabilmente state già sbuffando, e pensando “ecco le solite Cassandre che ce la menano con i risvolti catastrofici dei social network e le intrusioni nella privacy, ecc.”. Quindi noi, previdenti, abbiamo preparato un paio di esempi sufficientemente inquietanti da indurvi a starci a sentire ancora per qualche riga: come quello di Israel Hyman, accanito podcaster, che racconta su Twitter tutti i dettagli della vacanza con la sua famiglia e che al ritorno trova la casa svaligiata.


Rapine 2.0

Naturalmente nessuno può dimostrare che i ladri sapessero della sua assenza proprio grazie a Twitter, ma lo stesso Hyman e la polizia ne sono piuttosto convinti. Anche i ventenni Tyler Austin Glass e Spencer Colin Shivers sono stati arrestati negli Stati Uniti con l'accusa di aver portato a termine diverse rapine in case di loro amici e conoscenti dopo aver seguito tutti i loro spostamenti su Facebook. Saranno anche esempi limite, ma forse vale la pena chiedersi, certe volte, se comunicare al mondo tutti i propri spostamenti sia davvero necessario (forse è anche importante chiedersi se siano anche così incredibilmente interessanti, ma questa è un'altra questione). Se non credete a noi, povere Cassandre incomprese, date uno sguardo al geniale sito Pleaserobme.com, cioè “prego, derubami pure”, che aggrega dati provenienti da vari social network e segnala le case vacanti e “nuove opportunità”. Naturalmente è solo una provocazione, ma dimostra quanto sia facile sorvegliare persone che volontariamente mettono a disposizione di sconosciuti informazioni private, come nel nuovo social network di grande successo Foursquare. Il geniale Foursquare permette di far sapere ai nostri amici dove ci troviamo, in modo che possano incontrarci se si trovano nei paraggi, tanto per fare un esempio. Qualcuno sostiene già che per colpa di Foursquare i costi delle assicurazioni sulla casa saliranno a dismisura, per via del crescente numero di rapine, ma il buonsenso suggerisce di non drammatizzare: in questo caso solo i nostri amici possono conoscere la nostra posizione, e quindi è sufficiente essere sicuri di chi inseriamo nella nostra lista di amici.

 

Aprire agli sconosciuti?

Il problema invece nascerà se un social network popolare e radicato come Facebook deciderà di inserire nei nostri profili informazioni sulla location, visto che la maggior parte degli utenti ha tra gli “amici” centinaia o forse migliaia di persone che non ha mai incontrato personalmente o che conosce solo superficialmente. Secondo la ricerca di una compagnia di assicurazione inglese, la Legal & General, il 13% degli utenti di Facebook e il 92% di quelli di Twitter accetta solitamente richieste di amicizia da sconosciuti. E il 40% degli utenti tende a raccontare sul social network i propri piani per le vacanze e a descrivere i propri spostamenti.

 

Buzz o non Buzz?

Un altro potenziale pericolo si nasconde nel nuovo Google Buzz, il social network sviluppato da Google a cui automaticamente vengono iscritti tutti i possessori di una casella di posta Gmail. Come tutti gli utenti sanno già, Google Buzz crea in automatico una lista di amici classificandoli secondo quelli con cui scambiamo più email. La cosa ha già scatenato una class action da parte di un gruppo di utenti americani e un'investigazione ufficiale in Canada, entrambi per violazione della privacy. Rendendo pubblica la lista degli utenti con cui scambiamo email, senza il nostro consenso, Google ci espone a imbarazzi e possibili problemi nella vita reale. Immaginate di essere in cerca di un nuovo lavoro, e di avere scambiato una serie di mail con un'azienda interessata al vostro; cosa direbbe il vostro capo attuale se solo desse un'occhiata al vostro profilo Google Buzz? O quanti matrimoni potrebbero essere rovinati per colpa di uno scambio di mail troppo frequente o ingiustificato? Travolta dalle critiche, l'azienda è stata costretta entro pochi giorni a dare la possibilità agli utenti di eliminare completamente il proprio profilo. In casi come quello di Buzz possiamo fare ben poco per prevenire i problemi, perché non siamo noi a rendere disponibili informazioni pericolose. Ci tocca quindi stare anche all'erta per evitare che qualcuno lo faccia per noi.


 

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