Sintonizzati sulle frequenze giuste!
di Barbara Pantanella
Sade – Soldier of Love – (Sony/BMG) Quanto tempo era che il ritorno sulle scene di un artista non causava un'eccitazione così grande? Nove anni di attesa sono davvero tanti per il pubblico di oggi, che riesce a mantenere viva l'attenzione a malapena per la durata di un brano, eppure Sade è nel cuore di intere generazioni. Ok, non dobbiamo dimenticare che GLI Sade sono un gruppo e non solo una cantante, ma chi se ne importa di quei tre tipi strambi che stanno sempre nell'ombra – com'è che si chiamano? La vera icona è lei, così bella e misteriosa e distante, così esotica e sensuale, con quella voce così calda e algida allo stesso tempo. Che regalava a tutti l'illusione di possedere, con la sua musica, qualcosa di estremamente sofisticato e di classe. Ci dava una cosa semplice, ci diceva che era preziosissima, e noi ci sentivamo importanti. Anche l'energumeno più rozzo si scioglieva se la radio trasmetteva Sade. Tutti si innamoravano all'istante se il dj alla festa metteva Sade. La cantante che non si scompone mai, che non invecchia mai, che non parla mai di sé, a dispetto della cultura dell'apparire. Più che apparire Sade compare per un istante, ci sussurra nell'orecchio regalandoci un brivido e scompare di nuovo per tanti anni, per farci struggere di nostalgia. Perciò, se siete anche voi tra gli adepti del suo culto, non fatevi sfuggire il suo nuovo Soldier of Love (che arriva nei negozi i primi di febbraio), prima che Sade scompaia di nuovo per tanti, tristi anni. Tanto lo sapete già che vi piacerà. Vampire Weekend – Contra – (XL Recordings)
Il nuovo gruppo cool da ascoltare in questo momento per essere altrettanto cool sono i Vampire Weekend, perciò siete avvertiti: devono piacervi e basta. Ma coolness a parte, potrebbero piacervi anche sul serio, se godete a scervellarvi sui testi criptici e a salire e a scendere dalle loro altalene di umori, ritmi, influenze, concentrati in un album di pochi minuti ma zeppo di dettagli e idee e sorprese, messe insieme con ironia e giocosità. Se ci fosse anche qualche emozione in più, sarebbe anche un album da non perdere. Adam Green – Minor Love – (Rough Trade)
Il mondo ha scoperto Adam Green grazie alla colonna sonora di Juno e a quella canzoncina-tormentone Anyone Else But You che i due protagonisti cantavano alla fine del film. Ma la sua carriera nei Moldy Peaches e anche quella solista, ormai giunta al sesto album, è piena di gioiellini del genere, avvolti da una finta ingenuità e tenerezza ma in realtà scafatissimi. Adam, con la sua ironia e le sue stranezze che coltiva per “risultare interessante”, è l'incarnazione del cantautore indie di culto. Quelli come lui, li si detesta o li si adora. Magnetic Fields – Realism – (Nonesuch Records)
Violino, violoncello, fisarmonica e tanti altri strumenti tradizionali arricchiscono il nuovo album dei bostoniani Magnetic Fields, che il leader Stephen Merritt considera come una sorta di seconda parte del precedente disco Distortion. Per chi ama il pop psichedelico e un po' hippy, questa nuova veste dei Magnetic Fields, che per il momento hanno rinunciato a sintetizzatori e a suoni industriali, sarà come una ventata d'aria fresca. O come tornare agli anni Sessanta e voler di nuovo mettersi a ballare a piedi nudi sull'erba. Beach House – Teen Dreams – (Sub Pop)
I Beach House, un duo proveniente da Baltimora, sono un piccolo fenomeno di culto che però si espande molto velocemente. I loro primi due album sono amatissimi, e probabilmente lo sarà anche questo terzo, sempre altrettanto intimista e lento, etereo ma a tratti anche un po' psichedelico. Un disco così intimo che fa venire voglia di ascoltarlo da soli, in privato, come se fosse troppo prezioso per essere diviso con gli altri. E il titolo, che rimanda all'adolescenza, ci dice non a caso che quest'album ci farà sentire fragili e indifesi, ma che sarà anche, per tutta la sua durata, il nostro unico vero amico.
|